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Difetto ottico nel quale i raggi luminosi, dopo avere attraversato una lente o un sistema ottico, non formano un unico punto focale compromettendo dunque la qualità dell’immagine retinica se si tratta del sistema visivo. Questa alterazione delle immagini deriva sia da compromessi costruttivi che dalla natura elettromagnetica della luce stessa. In ogni sistema ottico troviamo delle aberrazioni, che sia questo un macchina fotografica digitale oppure il nostro occhio; si trovano delle aberrazioni ad esempio anche nelle zone laterali delle lenti progressive, riducibili in questo caso perfezionando i procedimenti le tecniche costruttive.
Consiste nella variazione del potere diottrico del cristallino per mezzo del muscolo ciliare. Detto più semplicemente, l'accomodazione è quella contrazione muscolare che permette al cristallino di mettere a fuoco oggetti posti a differenti distanze. I nostri occhi accomodano dunque un numero incredibile di volte nell'arco della giornata, senza che noi ce ne rendiamo conto; ad esempio spostando lo sguardo dallo schermo di un computer alla tastiera, oppure quando muoviamo gli occhi dalla strada alla radio della macchina.
Con il passare degli anni la capacità accomodativa si riduce progressivamente, è questo procedimento che in genere dopo i 40 anni porta alla presbiopia.
La miopia, l'astigmatismo e l'ipermetropia sono tutte ametropie. Si potrebbe dire che ametropia è sinonimo di “difetto visivo” (le virgolette sono d'obbligo).Si tratta dunque di una condizione rifrattiva in cui un oggetto posto all'infinito non fornisce un'immagine a fuoco sulla retina con accomodazione inattiva. Detto in una maniera ancora più semplice, se un occhio senza fare alcuno sforzo accomodativo non riesce a vedere perfettamente a fuoco un oggetto lontano, allora è ametrope.
Consiste in un trattamento chimico che viene realizzato su lenti da vista o da sole. Questo trattamento permette numerosi vantaggi. Per prima cosa, come il nome suggerisce, la lente antiriflesso elimina la gran parte dei riflessi ambientali, come ad esempio i riflessi sul monitor del computer o i fastidiosi aloni intorno ai fari delle auto o ai lampioni, questo permette indubbiamente una visione più confortevole e rilassata. L'antiriflesso migliora visivamente anche l'estetica dell'occhiale stesso, in quanto la lente risulta essere completamente trasparente, al contrario le lenti standard fanno un antiestetico “effetto specchio”, in quanto riflettono tutto l'ambiente circostante.

Indica una lente che non segue una geometria sferica, infatti il raggio di curvatura di queste lenti aumenta dal centro verso la periferia. L'utilizzo di lenti asferiche è da preferire quando si ha un “difetto visivo” (ametropia) di diverse diottrie.
Le lenti oftalmiche per miopie elevate hanno lo spessore maggiore verso il bordo della lente, quelle per ipermetropie elevate hanno invece un grande spessore centrale; per poter ridurre questi spessori dunque è opportuno utilizzare una lente asferica.  Un ulterioire vantaggio di queste lenti è la capacità che hanno di ridurre il rimpicciolimento/ingrandimento degli occhi del soggetto che indossa gli occhiali, più le diottrie saranno elevate e più un osservatore esterno vedrà gli occhi grandi o piccoli.
Gli occhiali dotati di lenti asferiche dunque non danno una visione migliore ma  migliorano in generale l'estetica dell'occhiale, permettendo di costruire lenti più sottili e piatte senza peggiorarne le caratteristiche ottiche.

 

Condizione rifrattiva nella quale l'immagine di un punto oggetto non è un singolo punto bensì due linee separate tra loro in base all'entità dell'astigmatismo. Spesso l'astigmatismo deriva dalla conformazione della cornea, la quale a seconda della sua struttura e dei suoi raggi di curvatura può generare astigmatismi. Astigmatismi di bassa entità possono essere compensati dal nostro occhio grazie all'accomodazione, quindi possono passare inosservati. Un astigmatismo non compensato, anche se di bassa entità, può causare stanchezza oculare, dolori di testa e scarsa concentrazione. L'utilizzo di una lente sferica (che corregge miopia e ipermetropia) non basta a correggere completamente l'astigmatismo.

 

Perdita di trasparenza del cristallino più o meno accentuata a seconda dello stadio di avanzamento. La causa più frequente della cataratta è la naturale degenerazione dei tessuti dovuta al  passare degli anni; ma esistono anche fattori esterni che possono causare la cataratta come malattire sistemiche, oculari, traumi, terapie farmacologie protratte nel tempo, esposizizione prolungata a raggi ultravioletti.
La cataratta è dunque un impedimento ottico che limita il passaggio della luce attraverso il cristallino, questo ovviamente porta ad una perdita di definizione dell'immagine percepita.

La cornea è il prima e la più importante lente del nostro occhio dal punto di vista rifrattivo. È la porzione più anteriore del nostro occhio, e si trova praticamente di fronte all'iride. Quando osserviamo qualcosa, i raggi luminosi provenienti da tale oggetto passano attraverso la cornea, la pupilla, il cristallino e raggiunge la retina per poi elaborare quest'informazione da una serie molto complessa di interazioni nervose. La perfetta trasparenza della cornea è una proprietà fondamentale per una buona visione, e una qualsiasi lesione che possa provare una opacità corneale compromette senza dubbio una visione nitida.
È una lente biconvessa trasparente che si trova all'interno dell'occhio. Si trova posteriormente all'iride e ha un diametro di circa 1 cm. Il cristallino è posizionato al centro dell'occhio ed è mantenuto in questa posizione grazie a delle particolari fibre collegate a sua volta al muscolo ciliare. La contrazione di questo muscolo permette al cristallino di modificare la propria forma e quindi di accomodare, cioè di variare la sua potenza come lente per poter mettere a fuoco oggetti posti a distanze ravvicinate. Molto semplicisticamente si può associare il cristallino allo zoom di una macchina fotografica; infatti ogni volta che la nostra attenzione si rivolge verso un oggetto lontano o vicino che sia, il cristallino cambia forma per permetterci di vedere nitidamente quello che stiamo fissando.
Con il passare degli anni per naturale degenerazione dei tessuti, il cristallino tende a diventare sempre più opaco e quindi a perdere la sua trasparenza. Questa opacizzazione viene chiamata cataratta.
È sempre a causa del cristallino che intorno ai 45 anni si inizia ad avere difficoltà nella lettura (presbiopia).
Unità di misura indicata con la lettera maiuscola “D” che valuta il potere rifrattivo di una lente o di un sistema ottico. Nel linguaggio comune-parlato, di solito si parla di “gradi” volendosi riferire in realtà alle diottrie. Ad esempio dire che ad una persona miope mancano 2 gradi, vuol dire che ha 2 diottrie di miopia, ossia che con una lente del potere di 2 diottrie quella persona vede i canonici 10/10 (anche se sarebbe molto più corretto dire che l'occhio con tale lente torna o si avvicina molto all'emmetropia).
È la distanza in millimetri che c'è tra i due fori pupillari di una persona. La distanza interpupillare cresce ovviamente con l'età, e da vicino risulta essere inferiore a quella misura da lontano a causa della posizione in convergenza che assumono gli occhi durante la lettura.

Condizione rifrattiva dell'occhio nella quale un oggetto che viene osservato da lontano (o meglio all'infinito), senza l'utilizzo dell'accomodazione, viene visto nitidamente. Detto in termini più semplici, un occhio è emmetrope quando vede nitidamente da lontano senza nessuno sforzo. Ad esempio una persona con un po' di ipermetropia o astigmatismo, può vedere i 10/10 senza troppi problemi; ciò accade perché utilizza il cristallino per permettere di compensare la sua lieve “difetto visivo” (o più correttamente la sua ametropia).

Tendenza degli assi visivi a deviare dalla direzione di allineamento quando la visione binoculare viene è interrotta. È una deviazione latente degli assi visivi, latente in quanto viene compensata da movimenti oculari involontari durante l'arco della giornata, in modo tale da riportare gli occhi in asse. Se l'entità della foria è abbastanza elevata, è normale manifestare stanchezza oculare, mal di testa, visione sfuocata e altre difficoltà.
È indicato con la lettera “n”, e indica il rapporto che c'è tra la velocità della luce in aria rispetto alla velocità della luce all'interno di un materiale (in questo caso la lente dell'occhiale). Nel campo dell'ottica le lenti oftalmiche standard hanno un indice di rifrazione di 1.5, quando l'ametropia inizia ad essere di qualche diottria, allora si può pensare di aumentare l'indice di rifrazione per poter ridurre lo spessore della lente. Per quanto riguarda le lenti infrangibili, gli step dopo l'indice 1.6 sono solitamente 1.67 e 1.74, quindi aumentando il valore dell'indice di rifrazione, diminuisce lo spessore della lente (ma ovviamente aumenta anche il prezzo della lente stessa). Se invece prendiamo in esame le lenti in vetro allora il valore n può salire fino a valori di 1.9.
La spiegazione alla base di questo fatto po' essere  spiegata in maniera semplice in questo modo: se una lente con indice di rifrazione 1.5 deve essere spessa 2 cm per poter rallentare la luce di una certa quantità, la stessa lente costruita con un materiale che “rallenta” la luce più in fretta (quindi con un indice 1.6) potrà essere sicuramente più sottile.
Condizione rifrattiva dell'occhio in cui i raggi provenienti da oggetti posti a distanza si focalizzano posteriormente alla retina (con accomodazione rilassata). In tali casi, se si inibisce l'accomodazione, gli oggetti lontani appaiono sfuocati. Questo però nella maggioranza dei casi non succede perché la presenza di un immagine sfuocata sulla retina stimola il cristallino a variare il suo potere (accomodazione), e quindi a correggere l'ipermetropia. Questo implica che con una contrazione involontaria del muscolo ciliare dell'occhio, l'immagine torna nitida. Per questa ragione molto spesso le persone ipermetropi non si accorgono di esserlo. Per correggere tale condizione è necessario l'utilizzo di lenti positive le quali permettono ai raggi luminosi di focalizzare nel punto di massimo visione della retina (fovea), senza che la persona si sforzi per correggere l'ipermetropia.
Non è altro che la “parte colorata” dei nostri occhi, si trova posteriormente alla cornea e di fronte al cristallino. A seconda della sua pigmentazione l'iride può assumere diverse tonalità di colori, ed è  la sua struttura che internamente delimita la pupilla. Nell'iride è presente un muscolatura involontaria che ha la funzione di ridurre o aumentare il diametro pupillare in funzione principalmente alla quantità di luce presente nell'ambiente circostante.
Condizione rifrattiva dell'occhio in cui i raggi provenienti da oggetti posti a distanza si  focalizzano davanti alla retina (con accomodazione rilassata). In tali casi gli oggetti lontani appaiono sfocati. Per correggere tale condizione è necessario l'utilizzo di lenti negative le quali permettono ai raggi luminosi di focalizzare nel punto di massimo visione della retina (fovea).

È quella condizione che si instaura quando il la capacità accomodativa dell'occhio diventa insufficiente per effettuare lavori a distanze prossimali, necessitando dunque di lenti positive per vicino. È una perdita di forza da parte di un muscolo involontario presente nel nostro occhio che ha lo scopo di mettere a fuoco le immagini a distanza ravvicinata. La presbiopia inizia solitamente dopo i 40 anni di età, anche se la sua insorgenza varia molto in base alle esigenze visive e anche dall'ametropia del soggetto (i miopi solitamente sono avvantaggiati e riescono a rimandare l'occhiale da vicino più a lungo).
L'utilizzo di occhiali con lenti positive serve dunque per ridare un po' di forza al cristallino o meglio alla capacità di contrazione del cristallino.

Porzione circolare delimitata esteriormente dall'iride. Detto in maniera davvero elementare è quel cerchio  Viene comunemente associata al diaframma della macchina fotografica, in quanto la sua funzione è quella di regolare il proprio diametro per permettere alla retina di ricevere la giusta quantità di luce per permettere una visione adeguata. Per questa ragione, in una situazione con bassa illuminazione o addirittura al buio totale, la pupilla aumenta tantissimo il proprio diametro
È uno strato di tessuto nervoso sottilissimo che permette dove inizia il lungo e complicato processo che permette la visione di immagini partendo da raggi di luce. La retina si trova nella parte posteriore del globo oculare e nello strato più interno della struttura oculare. Nella retina ci sono due cellule fondamentali per la visione, i coni e i bastoncelli, che permettono di trasformare uno stimolo luminoso in energia chimica. Tutte le informazioni raccolte dalla retina viaggiano in fibre nervose della retina che organizzandosi in fasci nervosi andranno a formare il nervo ottico.